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Unioni civili, far rifare i documenti per il cognome comune è discriminazione

Tutti stanno aspettando dei chiarimenti da parte del Ministero della Giustizia per quanto riguarda il “cognome comune” nelle Unioni Civili. Molte sono state le polemiche che ha sollevato la notizia secondo la quale: se le due persone che si stanno unenedo attraverso l’Unione Civile vogliono assumere il cognome comune, devono essere consapevoli che il cambiamento del cognome comporta il cambiamento anche del codice fiscale. Varie associazioni gay hanno iniziato a protestare contro il decreto ponte. Queste ultime sostengono che è, ancora una volta, discriminatorio costringere due persone a rifare i documenti per unirsi.

Molti, infatti, sottolineano il fatto che, in un matrimonio, se la moglie decide di aggiungere il cognome del marito dopo il proprio per lo Stato non c’è nessun problema. Se un omossesuale, però, fa la stessa identica cosa deve rifare il codice fiscale e cambiare così identità. La serie di conseguenze che provoca questo “cambiamento di identità” non sono poche, per esempio, come ha spiegato l’avvocato Stefania Santilli che è consulente di Arcigay e membro legale Famiglie arcobaleno, “la posizione Inps dovrà essere rivista, come i contratti a lui intestati, compreso il mutuo con la banca. Dovrà rifare passaporto e carta d’identità. E dovrà dimostrare di essere proprietario della propria casa. L’azienda per cui lavora potrebbe avere difficoltà a inviargli lo stipendio e i creditori potrebbero non sapere dove cercarlo”. Ma non è finita qui. Ogni giorno, infatti, nascono nuovi problemi.

Tutta questa confusione nasce dal decreto ponte firmato lo scorso 23 luglio dal governo. Quest’ultimo contiene delle disposizioni transitorie sulla legge delle unioni civili. Oltre a tutte le varie problematiche già sollevate dall’avvocato Stefania Santilli, vi sono anche problemi con le coppie omosessuali che vorrano avere un figlio. Come sostiene Cinzia Calabrese nel direttivo di Aiaf (associazione avvocati per la famiglia e per i minori): “L’aggiunta del cognome del marito a quello della moglie nel matrimonio sancisce l’esistenza del nucleo familiare, e non comporta conseguenze ulteriori, per gli uniti civili non è così, evidentemente il legislatore continua a non volerli considerare una famiglia”.

Il Ministero della Giustizia, però, dopo tutte queste polemiche ha deciso di sistemare un po’ questi decreti attuativi. I nuovi testi, infatti, non prevedono variazioni anagrafiche per chi dovesse decidere di utilizzare il doppio cognome. Insomma: bisognerà aspettare che questi ultimi decreti vengano approvati ed emanati per capire se il problema verrà risolto o meno.

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