Va in scena all’Eliseo “Enigma dell’amore”: Fabio Grossi

“Enigma dell’amore” è in scena a partire dal 13 maggio al Teatro Eliseo di Roma: dopo aver intervistato uno degli autori, Saverio Aversa, abbiamo incontrato Fabio Grossi, che ci ha risposto presentandoci il lavoro di produzione dell’opera, della realizzazione dello spettacolo, della sua distribuzione e, infine, del rapporto avutosi con gli attori, il pubblico e le associazioni LGBT.

L'enigma dell'amore di Fabio Grossi e Saverio Aversa

Fabio Grossi sei regista della pièce teatrale che andrà in scena dal 13 al 18 maggio al Teatro Piccolo Eliseo Patroni Griffi di Roma, “Enigma dell’amore”, opera dedicata alla figura del giurista, definibile come fondatore del movimento di liberazione omosessuale, Ulrichs: com’è nata l’idea del progetto teatrale?

L’idea dell’opera e’ nata da me: navigando in rete e cercando soggetti da portare in scena mi son imbattuto in Ulrichs. Chi è Ulrichs, mi sono chiesto. Ulrichs nel 1876 fece coming out in un suo intervento a un congresso di magistrati in Prussia. Da quel momento fu mandato via dalla Prussia. Nel suo girovagare concluse i propri giorni a L’Aquila. Lette le poche righe sulla sua vita, mi sono reso conto che un signore di quel coraggio, definibile come il nonno del movimento di liberazione omosessuale, ha vissuto in Italia, prima a Napoli e poi L’Aquila, dove e’ sepolto. Massimo Consoli aveva ritrovato la sua tomba e aveva deciso di restaurarla. Ho proposto, cosi, a Saverio Aversa il progetto di uno spettacolo su Ulrichs. Oltre agli scritti di Massimo Consoli e all’aiuto documentaristico venuto dalla Fondazione Consoli, ho scritto un’email a Giovanni Dall’Orto, che incontrai, molto disponibile e gentile. Giovanni mi ha dato l’idea di un percorso drammaturgico. Gli proposi di scriverlo insieme. Disse che non era il suo lavoro, ma mi invitò ad andare avanti nel progetto. Con Saverio Aversa abbiamo dato, così, forma drammaturgica a quello che era il racconto della vita e delle teorie di Ulrichs.

Come si è impostato il lavoro con gli attori?

È stato facile. Gli attori sono Fabio Pasquini e Francesco Maccarinelli. Avevo già fatto un’esperienza con Fabio, con cui avevo già lavorato per alcuni lavori fatti con Latella. Ci conoscevamo bene. Attorno a un tavolo gli dissi di leggere il testo. Gli ho espresso le mie sensazioni sul racconto, dove, in prima battuta, doveva realizzarsi il riconoscimento di un uomo che nessuno voleva conoscere: un pioniere. Non volevo scadere nel sensazionalismo, cercando di raccontare nel modo migliore la sua storia. Il lavoro e’ proseguito serenamente. Con gli attori ci stimiamo e ci siamo ritrovati, incominciando ad avere una bella sostanza tra le mani. Gli attori sono due persone che adoro, da cui ho avuto massima collaborazione, vedendo crescere la gioia nei loro animi felici di poter partecipare alla realizzazione del progetto. Nella mia piccola realtà ho creato, così, consenso sul progetto teatrale.

Da questo momento si è partiti con il percorso del progetto teatrale …

A 25 giorni dall’inizio delle prove si è tenuto lo spettacolo alla rassegna teatrale milanese a tematica Lgbt, Illecite visioni. Ho mandato, cosi, il testo a Cervio Gualersi, direttore di Illecite visioni. Una volta letto il progetto, il direttore di Illecite visioni mi ha contattato, esprimendomi la sua volontà di avere lo spettacolo alla rassegna. Questo e’ stato uno sprone a realizzare il copione e a realizzare lo spettacolo. Dall’Orto e Gualersi sono certamente i due padri putativi dell’opera. Lo spettacolo e’ prodotto da “Fuxia – contesti di immagine”, produzione che vede la presenza di Leo Gullotta, con cui sono stati realizzati diversi documentari, tra cui anche “Prima del silenzio” con l’interpretazione dello stesso Gullotta. Mi son trovato, così, a vestire i panni del produttore e del regista, cercando degli aiuti per mettere in scena lo spettacolo.

Come hanno risposto le istituzioni?

Non è giunto nessun contributo e tutto e’ stato realizzato solo grazie alle mie risorse. Mi sono rivolto anche alla regione Lazio e, facendo leva su una figura di uno che fece dell’attivismo per i diritti civili la propria vita, cercai di avere un loro sostegno. Le risposte sono state deludenti: mi si disse che la Regione attendeva solamente dei “grandi spettacoli” e che il progetto “non era rivolto a tutti”, assurda presa di posizione. Abbiamo avuto il patrocinio dell’Assessorato allo Spettacolo del Comune di Roma, venendo, però, meno l’intenzione di voler coinvolgere tutte le istituzioni, in quanto, forse, il soggetto a loro non interessa. Questo fatto registra un neo più che una medaglia e mi spiace. Sono soddisfatto di aver, comunque, saputo portare in scena lo spettacolo a Milano, poi al Teatro Libero di Brescia, dove ho potuto conoscere l’ex presidente di AGEDO, Rita De Santis che, commossa, mi disse, alla fine della pièce, che vedere lo spettacolo aveva avuto più effetto che andare a un convegno. Debutteremo, così, all’Eliseo di Roma e occorrerà pubblicizzare molto questo appuntamento. Mi interessa non guadagnare, ma fare vedere lo spettacolo al maggior numero di persone possibili. Da Ulrichs molte persone venivano a confrontarsi sulle teorie del “terzo sesso”, mentre oggi si fa finta che non fosse mai esistito. La Curia de L’Aquila ha, addirittura, protestato alla notizia della rivalutazione della tomba di Ulrichs: il cristianesimo viene, in questo modo, disatteso da questo atteggiamento in cui si cerca, come sempre, il nemico. Il Papa afferma: “chi sono io per giudicare una persona omosessuale”; ma poi Bagnasco fa ritirare un libro destinato alle scuole sull’orientamento sessuale e sulle teorie di genere, vedendo il ministro acconsentire subito alla sua volontà. In questo tutti devono sempre qualcosa a qualcuno: noi, però, andremo in scena e ne siamo felici.

Quali sono state le reazioni da parte del pubblico?

Alcune persone che hanno visto spettacolo, c’e’ chi gli e’ piaciuto e chi no, hanno criticato l’uso del nudo nello spettacolo. Il nudo e’ un percorso drammaturgico, collocato all’inizio e alla fine della pièce. Raccontiamo la morte di una persona. L’uomo arriva in forma di verità alla morte: una verità nuda, scevra da orpelli borghesi. Qualunque abbigliamento sarebbe risultato, quindi, in questo contesto sbagliato. Il nudo non è stata una scelta di marketing o di botteghino. Nell’opera si vive il momento della verità, che e’ verità nuda. In questo caso il nudo può essere anche un belvedere, ma non mi importa. E’ importante notare che difronte alla morte il soggetto e’ nudo. Tutto questo e’ retorico? Se è retorico non mi vergogno che lo sia, dal momento che raccontiamo una vita per i diritti, per la liberazione omosessuale: dal letto di morte viene tirata fuori una bandiera arcobaleno che viene portata verso il Pride. Questa non è retorica, ma e’ raccontare il concetto che dal seme piantato da un uomo viene fuori la massima espressione della manifestazione dei diritti, il Pride dove partecipano anche famiglie eterosessuali con figli. Io cerco di trovare una spiegazione alle cose. Provo molta stanchezza: continuiamo a vivere nella noia, dato che ci si scontra spesso sui termini nel momento in cui dovremmo, invece, dare dei diritti alle coppie di fatto; gli stessi diritti di coloro che stipulano il contratto di matrimonio.

Perché scegliere Ulrichs come personaggio protagonista?

Perche’ nel 1876 si è battuto per dei diritti, primo fra tutti in una nazione dove il capo era un imperatore. In questo vediamo molte cose antiche. Ha saputo dire chiaramente: signori, il nostro e’ un diritto. La vicenda assume un carattere extra terreno, sul secondo della sua morte lo vediamo rivivere la propria vita per portarlo alla sua morte. Lo scenario dà l’idea di una grande placenta. La scenografia risulta essere come una nuvola e un contenitore trasparente. La placenta dà un sintomo di nascita.

Da questo e da Ulrichs nasce il movimento …

Io ho negli occhi “2011 Odissea nello spazio”, dove vediamo un uomo larva che muore per, poi, ritrovarsi come feto. La vita e’ circolare in un continuo addivenire. E’ stato questo un impianto visivo che ho voluto dare. E’ sinonimo di proiezione della memoria. In tutto questo, il nostro angelo veste gli abiti di tutti gli uomini che hanno percorso la vita di Ulrichs: il militare, il marinaio napoletano, il dio greco, l’amico del fratello.

Ci sono dei lavori prossimi a cui stai dedicandoti, magari su figure analoghe a quella di Ulrichs?

Non c’e’ ancora nulla proprio per il discorso iniziale che ho fatto. Tutto questo nasce dalle mie possibilità e, per il momento, cerco di portare a conoscenza “Enigma dell’amore”. Nel Teatro Eliseo ho trovato un aiuto nel proporlo, ma non ho avuto risposte da Torino, da Bologna e da Napoli, mentre da Milano attendo. Cercherò di portare lo spettacolo all’estero. Ho tentato di proporlo anche all’Europride che si tiene a Oslo.

Le associazioni Lgbt come hanno risposto?

Ho avuto un aiuto dal Circolo Mario Mieli di Roma che editerà il libretto dello spettacolo. Si terrà a Roma una conversazione su Ulrichs, alla presenza di Fausto Bertinotti e di Antonio Rotelli della Rete Lenford, associazione che ha dato il proprio patrocinio. Abbiamo avuto il patrocinio del Circolo Mario Mieli, di Arcigay, di AGEDO, delle Famiglie Arcobaleno, di ANDDOS, della Fondazione Consoli, fondamentale per la realizzazione dell’opera. La Fondazione Massimo Consoli si è resa disponibile a pubblicizzare lo spettacolo, mentre ANDDOS ha divulgato la pubblicizzazione dello spettacolo presso i propri esercizi su Roma.

La scelta del titolo: a che cosa è dovuta?

Il titolo è stato proposto da Saverio, desumendolo dagli scritti di Ulrichs. La dizione originale e’ “Enigma dell’amore tra gli uomini”. Abbiamo tolto la parola uomini per farne un discorso più universale.

La scelta dell’alter ego a cosa è dovuta?

È stata voluta in quanto non volevo realizzare un monologo. Amo il dinamismo. L’alterego e’ una figura trascendentale, in carne e ossa, e viene in scena per dare un alito di vita nel corpo moribondo, dandogli quella forza necessaria per percorrere la storia dal coming out, fatto al convegno di magistrati, fino alla morte.

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